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13 novembre 2016

DENTRO




C'è una quiete che lascia attoniti nel corto di Emiliano Rocha Minter, una natura che nella sua vastità racchiude un'altro tipo di immensità non quantificabile, invisibile ma sovrastante, uno stridio che lacera da dentro.
Liane che strisciano, il suono secco di un ascia, respiri pesanti , gli unici suoni che rompono un silenzio che sa di resa.

Non c'è più niente da dire.

Uno sguardo di intesa fra due ragazzi che forse sono amici, forse non si conoscono neppure ma entrambi sanno che c'è ancora un pezzo di strada da percorrere assieme , un altro albero da abbattere, un altro tronco da legare, una buca da scavare... ogni manciata di erbaccia che viene estirpata, ogni affondo di vanga nel terreno, ogni picconata è un tassello che a poco a poco svela il motivo di tanto impegno.

Il progetto è ultimato, la costruzione è completa.

Quell'ammasso di legno e di foglie è un monolite di solidarietà,  un ultimo gesto di  umanità dietro  un'amarezza che a stento trattiene le lacrime .

C'è un ultimo pezzo di strada da percorrere ma bisogna farlo da soli e quella corda davanti agli occhi è una miccia da innescare , corta come la vita , lunga come l' ultimo attimo di raccoglimento prima di chiudere il sipario.

Cenere alla cenere, polvere alla polvere.





18 maggio 2016

RENGETEG



L'esordio di Fliegauf è di quelli col botto, il regista ungherese dimostra da subito il suo amore per il cinema sfornando un opera anticommerciale al massimo, rivolta solo a coloro che hanno il coraggio di guardare il male di vivere da vicino, quel malessere ,quel senso di inquietudine che non ha bisogno di gesti eclatanti per manifestarsi perchè si cela dietro ogni piccolo gesto quotidiano : se nel successivo DEALER i dialoghi scarseggiano per privilegiare i lunghissimi piani sequenza e la potenza annichilente delle immagini ,forest è tutto l'opposto, pochissime inquadrature tutte fisse sul volto dei personaggi e fiumi di dialoghi che fanno letteralmente accaponare la pelle.

Rengeteg è l'insieme di 7 storie che parlano di orrore quotidiano , si comincia con un uomo che lascia il suo cane ad una sconosciuta perchè ha intenzione di andarsi a suicidare dandosi fuoco con la benzina sulla riva del danubio,si prosegue con 2 ragazzi che osservano un qualcosa/qualcuno che non ci sara' permesso vedere facendo commenti a dir poco raggelanti su di essa/o ( questa secondo me è stata la sequenza + agghiacciante di tutto il film...impossibile spiegare le emozioni che suscita, vedere x credere!), un padre che confessa alla moglie la sua attrazione per la figlioletta di 10 anni, un pescatore che narra ad una turista la morte di un amico, 2 coniugi che litigano selvaggiamente perchè lui sta portando materiale pornografico ad un amico defunto,una donna che rievoca le torture subite durante l'infanzia dalla nonna sadica e per finire 2 ragazze che vanno nel bosco a cercare un amico pazzo scomparso da 5 anni dopo aver gettato tutti i suoi risparmi in un tritacarte.

Il fattore piu' geniale di quest opera sta nel non mostrarci nulla di quanto viene raccontato : è lo spettatore che col suo subconscio formula pensieri ed elabora palconscenici sconvolgenti dentro di se, fliegauf riesce semplicemente con una manciata di dialoghi a tirar fuori tutto l'orrore e il male di vivere che è sommerso dentro di noi e vi assicuro che è impossibile non rimanere profondamente scossi a fine visione.
La foresta del titolo è un limbo, un punto di ritrovo dove tutti sono costretti a passare ( nel film è simboleggiata da una stazione ), a sfiorarsi,ma nonostante tutto non cè condivisione di dolore, sono tutti soli, intenti a camminare per la loro strada in un mare di incomunicabilita', un giorno scompariranno nella nebbia, come la citta'...come tutto il resto.